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Parlare del gioco d’azzardo dal punto di vista psicologico  vuol dire fare delle riflessioni non moralistiche o comportamentali,ma sintonizzarsi sul significato simbolico all’interno di   alcune aree della Psiche, intesa questa come la totalità della coscienza e dell’inconscio,che risultano poco comprensive, ma paradossali ed enigmatiche; pertanto  in questa cornice epistemologica vanno collocate le  osservazioni di tale intervento.

Gli impulsi che sottendono al gioco d’azzardo vanno rintracciate nella coppia immaginale creazione/distruzione , quest’ultima intesa come coppia archetipica che costella il mondo della Psiche nella sua totalità , intrisa di luci ed ombre. Di per sé il gioco d’azzardo ha sempre affascinato la mente umana e come una linea immaginaria attraversa tutti i ceti sociali, senza distinzioni di livelli e di intelligenze, ponendosi come una componente altamente trasgressiva rispetto a quelli che sono i canoni stereotipati di un collettivo che tende a porsi in una ottica normativa  e di adattamento. Ma cosa spinge un giocatore a sfidare non tanto le leggi sociali, ma soprattutto le proprie regole psichiche, a volte intrappolandosi in situazioni che rasentano la distruzione di se stesso e degli altri? Indubbiamente la Psiche , vista nella sua concezione politeistica possiede al suo interno la spinta greca alla trasgressione, ovvero  ad oltrepassare il senso del limite imposto dall’esterno e dal proprio interno, scommettendo sulle forze energetiche  per sfidare  tutto ciò che è stato acquisito, per poi rischiare di  perdere il tutto per il brivido di aver tentato,di aver toccato una realtà diversa da quella che è data…la realtà Altra.

Tale discorso a mio avviso non va inquadrato unicamente partendo dalla tipologia del giocatore d’azzardo che possiede una sua specifica psicologia , rintracciando le cause nella sua infanzia, nel mondo del passato o in eventi più o meno traumatici vissuti. Tale modalità di comprensione pur restando valida, risulta riduttiva in quanto non consente la comprensione di un fenomeno di ampia portata, il gioco d’azzardo, con notevoli conseguenze negative a diversi livelli. La comprensione psichica dell’evento pertanto deve interrogarsi sul significato simbolico dell’evento stesso , che si presenta come una compresenza  di forze pulsionali opposte  che tentano di superare i confini che la mente impone a se stessa per assaporare il senso della trasgressione , ovvero di chi vuole andare oltre per vivere e scoprire esperienze interne  di emozioni che non sono permessi dal collettivo e da una coscienza moralmente adeguata. Gareggiare, competere, rischiare, perdere vincere, esaltarsi, deprimersi: queste alcune delle metafore che sfiorano il gioco d’azzardo, secondo una ampia gamma di comportamenti e di stati d’animo, che vanno dall’essere fortunati a quella di annientare la propria persona  nei casi più estremi..

Qui stiamo parlando del confronto con la dea FORTUNA,  del rapporto pertanto dell’umano col divino dal momento che: col nome  di fortuna era venerata a Roma e nel mondo latino una  divinità italica più tardi identificata con la dea greca TYCHE. Nel nome alcuni studiosi hanno intravisto la stessa radice di fero che appare nelle  formazioni nominali che indicano fecondità e fertilità, mentre altri hanno messo in luce il rapporto con fors,caso, che linguisticamente innegabile  nel culto dal nome FORS FORTUNA, con il quale la dea era venerata in un sacello sulla riva destra del fiume Tevere.

Il tema della fortuna,del caso , immette in un discorso che era ben conosciuto dall’antichità, tanto è vero che nel medio evo si parlava della ruota della fortuna, con la fortuna stessa al centro e sul cerchio della ruota l’uomo che ascende, raggiunge il culmine e inesorabilmente poi ricade… è questo il significato simbolico della precarietà della vita con l’insegnamento della caducità dei beni accumulati ,il senso della transizione  e della ricerca di valori archetipici .

In tale visione una delle molteplici  letture del gioco d’azzardo potrebbe paradossalmente  vedere in tale concezione simbolica il tentativo di toccare gli estremi della Necessità e de Caso come poli della realtà psichica ; infatti nei dipinti  di Pompei , la Fortuna era unita a Mercurio; suoi attributi erano il timone , il globo, la ruota, la cornucopia e il caduceo. Tra le molteplici funzioni di Mercurio rientrano quella di essere il signore del commercio e contemporaneamente psicopompo delle Anime, riportandoci per anologia al tema della ricchezza e della morte,intravedendo in ciò il tentativo del giocatore d’azzardo, al di là delle singole valenze personali, di rappresentare simbolicamente la precarietà delle ricchezze accumulate e che in fondo la vita, decisa e prospettata dagli interventi dell’uomo , acquista un senso nella misura incui tiene conto e si confronta con le forze irrazionali..

Raccogliere la dimensione simbolica dell’esperienza del gioco d’azzardo, senza volere istigare alcuno a tale mestiere, consente di riflettere sull’importanza di leggere in tali accadimenti  la complessità della realtà della Psiche e che in fondo il tema della creatività passa attraverso esperienze che si intrecciano a momenti che toccano fasi di distruzione  e di  azzeramento delle certezze acquisite, anche se il giocatore d’azzardo avverte la costrizione psichica di agire nella realtà quotidiana tale conflitto, non cogliendo, nei casi estremi di annientamento della sua persona, la dimensione simbolica e metaforica del rapporto tra Necessità e Caso.

Pertanto una delle possibili letture  psicologiche  è quella cogliere l’innefferabilità della fortuna che nel rinascimento veniva rappresentata  come una giovane donna che volteggiava in una barchetta o in piedi su un delfino…il giocatore d’azzardo in fondo, in maniera paradossale ed enigmatica , ci ricorda che il tema dell’umano non può esistere senza tenere conto della scintilla divina presente in ognuno.

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Dott.TestaAuthor posts

Il dott. Ferdinando Testa, ha conseguito la laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”,con voti 110/110; ha conseguito la Specializzazione quadriennale post laurea in “Medicina psicosomatica”, presso l’Istituto Riza di Roma/Milano e il diploma di psicoanalista junghiano presso il C.I.P.A.(Centro Italiano di psicologia analitica di Roma) ed è membro dello I.A.A.P., Associazione Internazionale di Psicologia Analitica. E’ iscritto all’Albo degli Psicologi della Regione Sicilia ed è abilitato all’esercizio della libera attività di psicoterapeuta.

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