FARE MONDI: POESIA, SOGNI E PSICHE

Scritto da Dott.Testa. Pubblicato in Articoli

Accerchiate come anime silenti in cerca di quadrati magici dove incontrare le parole seppellite da angeli e demoni incatenati dalle letteralizzazioni dell’Io…le parole, metafore morte, incatenate ai pilastri della Ragione, sommessamente bisbigliano il proprio dolore, il dolore dell’Anima che lentamente e malinconicamente cerca la parola perduta, la parola sacra, da “sacer”, “fare oscurità”: la parola, carne dell’Anima, anela allo spirito raggomitolato nei rosoni di cattedrali gotiche accartocciate su se stesse, coperte dalla coltre di neve di una religione che ha fatto di Dio un terrore senza nome, uno sguardo terribile e punitivo, privo della gioia mistica di una Santa Teresa d’Avila, di un San Francesco e di una Ildegarda di Bingen.

Immagini e pensiero – L’anima e la strada del cuore

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                                                                                       Mi tuffo nei miei pensieri,

                                                                                        volo sopra il mondo (Chagall)

L‘attività immaginativa rappresenta una sorta di grimaldello che apre le porte della conoscenza e della dimensione prospettica, all’interno della quale sono calati i fenomeni interni ed esterni alla Psiche, intesa questa come totalità della coscienza e dell’inconscio; vero e proprio utensile con cui mettersi all’Opera per vedere in trasparenza e leggere simbolicamente i misteri dello sviluppo della coscienza personale e collettiva, sullo sfondo di una tela su cui si staglia l’inconscio collettivo. 

IL MITO DI AFRODITE E GLI ENIGMI DI EROS

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 “La madre Terra indusse i Titani ad assalire il padre loro, Urano; e così essi fecero, guidati da Crono, il più giovane dei sette che si era armato di un falcetto di selce. Colsero Urano nel sonno e Crono spietatamente lo castrò col falcetto, afferrandogli i genitali con la sinistra (che dal quel giorno fu sempre la mano del malaugurio) e gettandoli poi assieme al falcetto in mare presso Capo Drepano (…) Afrodite nacque dalla spuma delle onde fecondate dai genitali di Urano che Crono aveva gettato in mare”. (Graves)

L’UNIVERSO RITROVATO

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Le diverse dottrine psicoterapeutiche

non hanno poi grande importanza.

Ogni psicoterapeuta capace, sfiora

anche tutti quei registri che non fanno

parte della sua teoria. (Jung)

Lo sguardo del terapeuta si posa sulla relazione, l’autenticità  si impone all’attenzione dell’incontro, del setting individuale e di gruppo. Le teorie, i modelli, i pensieri e le idee che nascono dalla mente e dal cuore del terapeuta partecipano in una danza rituale all’ascolto e alla condivisione relazionale con l’altro, dentro e fuori di se: il soggettivo si apre all’oggettivo e viceversa. L’ascolto, primo pilastro della cura, diventa un prestare orecchio alla sofferenza del paziente, presuppone l’accoglienza dei suoi demoni che bussano attraverso i sintomi alla porta della stanza terapeutica. In questa feritoia relazionale, nel castello medievale, fatto di mura  contemporaneamente durissime e friabili, si attraversano profondità archeologiche e cuneiformi rimanendo in superficie. La superficie è profondità, uno scendere nel presente e nel passato, per dare prospettiva al futuro, all’albedo, che gradualmente si fa spazio attraverso l’Ombra, la nigredo, la materia nera, per fare spiccare il volo alla colomba che metaforicamente viaggia tra le vette ed i picchi dopo essersi bagnata nelle acque torbide della sofferenza e del dolore, spesso assurdo ed incomprensibile.

I PARADOSSI DEL PECCATO

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Discutere intorno al peccato è sempre un’operazione ardua, imbevuti come siamo di stereotipi e di idee moralistiche che avvolgono la nostra esistenza e ci fanno allontanare dalla vera essenza del problema. Penso che un approccio che sbarrazzi il campo, fin là dove è possibile, dalle fantasie che abbiamo ereditato in dote sul peccato sia una possibilità che la nostra Psiche richiede come nutrimento per la sua tavola bandita di incoerenza, contraddizioni, ambivalenze, immagini e simboli. In tale senso, sulla scia del pensiero di C.G.Jung, riflettere simbolicamente sulle trame della Psiche e sulle relazioni tra l’inconscio personale, quello collettivo nel confronto con la coscienza, il primo passo da compiere per guardare gli eventi che si presentano.