Le idee dell’Anima
Arrampicarsi lungo i sentieri impervi delle vette del pensiero junghiano, senza distaccarsi dalle valli umide dell’Anima, richiede coraggio ed audacia nell’esplorare tale complessità. Ma la complessità e l’esplorazione sono metafore che appartengono all’atteggiamento della visione del mondo junghiano, ricca di paradossi, enigmi, empirie, simboli che hanno alla base il tema degli opposti nel dialogo dialettico tra coscienza ed inconscio, personale ed archetipico, materia e spirito, individuale e collettivo.
Ricercare gli stili del fare junghiano significa restituire al pensare filosofico una sua pregnanza, svincolando la filosofia da una visione troppo ristretta, bagnandola con la funzione del sentire emozionale nell’incontro relazionale dell’Io col Tu. In tale contesto, allora le idee lungo una visione circolare affondano le radici nello humus del sentire, delle emozioni come prima materia alchemica da cui partire per poi elaborare una nuova e diversa visione del pensare. Riflettendo sui diversi volti degli scritti junghiani, la costruzione del pensare deriva sempre da una dimensione creativa/distruttiva dell’esperienza, ovvero dall’esperire i tormenti, i dubbi, le incertezze e le ambivalenze dell’Anima, intesa anche come base da cui emerge la coscienza. Questo legame profondo e sempre costante con il dato fenomenico ed esperienziale rappresenta, nella visione e nella vita di Jung, la terra da cui poi si diramano le idee e le intuizioni dell’opus dal momento che: “I simboli del Sé nascono nella profondità del corpo. Il simbolo è corpo vivo. In fin dei conti anche il corpo umano è fatto della stessa materia ed è attraverso questa materia che si manifestano le fantasie. Senza materia sarebbero come astratti reticoli cristallini in un’acqua madre prima del processo di cristallizazione.”(Jung)
Inoltre è importante sottolineare come nel processo di cura la possibilità di vivere l’esperienza analitica accompagnata alla poiesis della comprensione, diventa un a tappa fondamentale, per cui una conoscenza che non passi attraverso il cuore non potrà mai modificare la mente e la sua visione del mondo: “La cosa principale è che il paziente viva fino in fondo le fantasie e le capisca anche. L’essenziale infatti non è capire o interpretare le fantasie, ma viverle. L’ammalato deve lasciare che il proprio malumore gli parli, gli dica che aspetto ha e in quale fantastica analogia si lascerebbe esprimere.” (Jung)
La visione junghiana, crogiuolo di contraddizioni, restituisce al fluire della vita il primato su tutto, mettendo tutto ciò al centro del processo individuativo e del progetto esistenziale, dal momento che l’esperienza della vita rappresenta il costante fattore dell’irrazionale con cui l’individuo di necessità è costretto a confrontarsi. Questo partire dal fenomenico permette di rimanere ancorati alla dimensione clinica, o per dirla con Jung, I am doctor; elemento questo sempre presente in tutti i suoi scritti, intesa come esperienza del fluire delle due forme del pensare.
Noi scriviamo ciò che siamo, la centralità dell’essere qui intesa come la totalità della Psiche comprensiva della coscienza e dell’inconscio, diventa esistenza lungo il fluire della storia personale e della sfera archetipica attraverso il confronto con la ricchezza dei simboli e delle immagini. Le immagini e l’attività immaginativa rappresentano pietre angolari nella vita di Jung e nel suo pensare, immagini che riportano l’individuo in contatto con la fonte dell’indicibile che scaturisce dalla propria interiorità e dell’inconscio collettivo, e dalla dimensione materiale e spirituale della vita. Allora il comprendere diventa opus derivante dal vedere il proprio sentire con gli occhi dell’Anima, un vedere in trasparenza gli eventi che accadono attraverso l’istinto riflessivo. Immaginazione, riflessione e creatività nel costante dialogo tra coscienza e inconscio diventano idee partorite dall’Anima che fecondano i diversi strati della coscienza allargando il suo spazio per accogliere la totalità degli dei, diversi volti di un unico Dio.
E' disponibile il secondo numero della rivista Kosmos,